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La ghironda ( in francese vielle à roue, in inglese hurdy gurdy) è uno strumento musicale a corde di origine medievale. Oggi è possibile ascoltare la ghironda in alcuni festival europei di musica folk, suonata spesso insieme a cornamuse, in particolare in Francia e in Ungheria. Il più famoso festival annuale è a Saint-Chartier, nella Francia centrale.

Alla base del funzionamento dello strumento c'è una ruota di legno, coperta di pece e azionata da una manovella, che sfrega le varie corde: i cantini, i bordoni e la trompette. I cantini, solitamente due posti nella parte centrale dello strumento, sono controllati da una tastiera cromatica e realizzano la melodia. I bordoni, posti vicino al piano armonico, producono un suono continuo: di solito la tonica ma a volte si usa la dominante. La corda della trompette, poggiando su un ponticello mobile detto anche «chien» (cane), produce invece un caratteristico suono ronzante. Tramite la complessa tecnica dei colpi di manovella, che sollecitano la corda della trompette, è possibile realizzare delle formule di accompagnamento ritmico (colpi di due, di tre o di quattro, regolari o irregolari).

Dal 1982 si tiene annualmente a Pragelato la Festa della Ghironda, una manifestazione interamente dedicata allo strumento.

 

GUIDO RONCHAIL, IL LIUTAIO DI PRAGELATO (articolo tratto da "La Stampa")

Guido Ronchail è uno dei pochi a fabbricare la ghironda, lo strumento musicale occitano.Rivets, …. frazione di Pragelato a quota 1.524 metri, come dice la scritta sulla parete della Casa degli Escartouns Alex Berton, proprio di fronte ai trampolini olimpici di Torino 2006. Guido Ronchail, classe 1945, arriva con i suoi occhi penetranti, un sorriso simpatico e ironico e quella barba che si concede il vezzo di un prolungamento a sinistra che già tratteggiano il personaggio

Nel suo laboratorio, sul bancone, sono posate in avanzato stadio di costruzione, due belle ghironde. Sì, perché Guido è uno dei pochi liutai, in giro per l’Italia, che costruiscono questo tradizionale strumento della musica popolare, oggi indispensabile a ogni gruppo che suoni musica occitana, provenzale, alpina.
Ha iniziato a costruirle all’inizio degli anni Ottanta, proprio seguendo la sua passione giovanile che lo ha portato a essere uno dei protagonisti del rilancio delle musiche e delle danze popolari del territorio in cui è nato.Ma professionalmente Guido Ronchail è, prima di tutto, uno scultore. Una carriera iniziata da piccolo emigrante, dapprima nella vicina Saluzzo, dove viene mandato alla bottega dello scultore Peano nel 1957, dopo la quinta elementare; più tardi in Francia. Mamma Serafina di Chezal e papà Lorenzo di Usseaux vogliono dare un mestiere al figlio ed è così che gli tocca scendere in pianura: «Cinquantotto ore a settimana, 12-13 ore al giorno più la domenica mattina, a pensione da una signora», racconta nell’ex stalla, con pilone centrale del 1600, trasformata in un salone che ospita la sua collezione di vari strumenti musicali oltre a una quindicina di ghironde di sua costruzione, quattro appese al soffitto.
«A Saluzzo ho imparato il mestiere, le basi della scultura e frequentato per cinque anni i corsi serali di una scuola di avviamento professionale. A 17 anni ho preso la decisione di andare a cercare fortuna in Francia e sono andato a Lione. Mi sono concesso un mese di tempo per trovare lavoro. Dopo appena una settimana ero già nel laboratorio di un artigiano antiquario che mi indirizzò al suo ex principale, anche lui di origini piemontesi, dalle parti di Biella. Il sabato ho ricevo una lettera: mi invita a presentarmi il lunedì successivo. Sono rimasto in quel laboratorio per sei anni, durante i quali mi è stato davvero trasmesso tutto il sapere, compresi trucchi e segreti del mestiere. È così che ho capito il carattere dei mobili, che rispecchia la maniera di vivere di ogni momento storico, dal Romanico al Liberty, da tutti i vari stili Luigi all’Impero. Mi sono impegnato a fondo per integrarmi, a cominciare dalla lingua. Ho ricevuto un trattamento famigliare che si è trasformato, con il passar del tempo, in amicizia»

Anche a Lione Guido non smette di studiare e si iscrive alla scuola serale di Belle Arti che frequenta per cinque anni, imparando a padroneggiare il disegno, la scultura in bassorilievo, l’intarsio, fino al modellaggio con la creta. «Tornavo a casa per le ferie, ad agosto e a Natale; quando mi comprai l’auto tornavo più spesso ed è così che ho conosciuto Fernanda. Ci siamo scritti ogni settimana, e l’anno dopo ho deciso di tornare definitivamente».
Fa appena in tempo a veder passare il maggio francese e, a ottobre del 1968, condivide la spazio laboratorio con il fratello a Fenestrelle.
Ancora un paio d’anni, poi il matrimonio e nel ‘70 la «sua» bottega: la stessa in cui lavora oggi: «Da allora faccio i risolin (trucioli) sullo stesso pavimento».
Lavora per due, tre, falegnami di Saluzzo, da cui prende il lavoro, e dopo la scultura passa agli intarsi e ai restauri.
Ma il primo incontro con il mestiere di costruttore di strumenti musicali risale al soggiorno a Lione dove il giovane Guido va a lezione di chitarra jazz. «Ho cominciato a frequentare un negozio gestito da una settantenne, la signora Derache, di cui sono diventato amico. Era una liutaia che aveva ereditato il mestiere dal padre, un’esperta: valutava gli strumenti nelle aste. Ho provato a fare qualche restauro di chitarre, mandolini, violini. Mi sono cimentato anche nella costruzione di una chitarra, sulla base dei disegni che lei mi aveva dato. Mi è sbocciata dentro la passione e ho cominciato a frequentare il mercato delle pulci comprando vecchi strumenti musicali. Da allora mi porto dentro questo amore, pronto a riesplodere quando si costituisce il gruppo musicale di canti e balli occitani Lou Pradzalencs, che si affianca al gruppo folclorico La Teto Auto».

Siamo ai primi anni Ottanta e una volta alla settimana arrivano Sergio Berardo e la sua compagna a fare da insegnanti. Guido prende, allora, per la prima volta in mano una ghironda. E gli viene voglia di costruirle. Da allora ne ha fatte una settantina, tutte diverse, per modello e per forma, obbedendo a un’antica regola di bottega: «Mai fare due volte la stessa cosa».
«Queste tre sono il regalo che ho fatto ai miei nipotini. La quarta, in costruzione, è per l’ultimo». Ma si è cimentato anche nella costruzione di un violino: «È capitato tre o quattro anni fa, tra Natale e Capodanno. Mi misi lì a leggere tutta la documentazione che avevo accumulato, preparai gli stampi in legno e il 31 gennaio il violino era pronto per la verniciatura».

Da verniciare è rimasta sul tavolo anche una ghironda «Ma lo farò solo dopo che avrò raccolto sulla cassa le firme di tutti i maggiori suonatori. Ce ne sono già abbastanza, compresi nomi grossi», conclude orgoglioso.
L’ultima rivelazione è un orologio a pendolo di cui ha ricreato interamente i meccanismi in legno. Funziona ed è preciso. «Quella dei meccanismi degli orologi – confessa- è la mia vera passione».

 

DAU (MUSICA OCCITANA)


 

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